«

»

Mar 18

Su un fiordo alla ricerca dell’aurora boreale

Malangen (Norvegia). L’aurora boreale, le Luci del Nord. Foto: M. Franchini

Ci era sembrata una piccola pazzia decidere in pochi giorni di fare un viaggio in Norvegia, ma ne è valsa la pena. Da parecchi anni avevamo il desiderio di osservare un’aurora boreale e in questa breve vacanza la fortuna ci ha dato una mano. Il nome di “aurora boreale” o polare, coniato da Galileo Galilei a causa della sua luminescenza, in realtà non ha nulla a che fare con l’aurora vera e propria. Più usato a livello internazionale è il nome di Northern Lights ovvero Luci del Nord perché facilmente osservabili in prossimità del circolo polare boreale, ma anche di quello australe. Questo fenomeno naturale è causato dalle particelle cariche provenienti dal sole che trasportate dal “vento solare” interagiscono con il campo magnetico terrestre e gli atomi della ionosfera. L’effetto dell’interazione è più evidente in prossimità dei poli dove il campo magnetico terrestre è più intenso. Ricordo che i poli magnetici del nostro pianeta non coincidono con i poli geografici. Lo scambio di energia tra le particelle ha come conseguenza la produzione di fotoni con frequenze, e quindi colori, ben definiti generalmente tendenti al verde e più raramente al rosso o al blu che si mostrano alla nostra vista come archi o nubi luminose con forma e durata che cambiamo rapidamente. Per poter osservare le Luci del Nord sono quindi necessarie tre importanti condizioni: la presenza sul Sole di perturbazioni magnetiche che alimentano il vento solare, essere in prossimità del Circolo polare e infine il cielo notturno sereno. Quest’ultima condizione ha affievolito l’entusiasmo del nostro viaggio perché i bollettini meteo prevedevano nuvole e neve per tutto il periodo!

La costa frastagliata della Norvegia, vista dall’aereo. Foto: M. Franchini

Bellissimo vedere dall’aereo la frastagliata costa norvegese decorata da fiordi innevati e da laghi ghiacciati. L’aeroporto di Tromso ci ha accolto con una frizzante aria gelata e un bianco paesaggio. Per il nostro breve soggiorno abbiamo deciso di rimanere in un piccolo villaggio sito sul fiordo di Malangen e di spostarci solo per passeggiate a piedi, ottima scelta per rilassarsi. Siamo a fine febbraio e in questo periodo dell’anno le giornate iniziano ad allungarsi rapidamente. Nelle ore di luce abbiamo cercato di apprezzare questa terra così diversa dalla nostra, camminando su sentieri innevati tra i boschi o su un lago ghiacciato oppure lungo la costa del fiordo. Temerari uccelli marini apparentemente insensibili al freddo volano lungo il litorale alla ricerca di cibo. Siamo sulle terre della popolazione Sami e quindi è impossibile non incontrare le renne che i nativi allevano con grande esperienza.

Malangen (Norvegia). Sulla slitta con i cani. Foto: M. Franchini

In questo ambiente naturale si può provare anche l’emozione di un giro con la slitta trainata dai cani ben addestrati per i turisti più coraggiosi. Se durante il giorno ci si può dedicare a tante attività la notte è da riservare per la ricerca dell’aurora. Già la prima sera dopo cena le nuvole si sono diradate e abbiamo visto il cielo stellato. Sirio basso sull’orizzonte ci ha ricordato la notevole differenza di latitudine rispetto a Legnano! Dopo pochi istanti ci siamo accorti che tra le stelle balenavano le prime luci verdastre, evidenti segni dell’aurora polare. Lo spettacolo è durato oltre un’ora e i verdi bagliori mutavano rapidamente di forma spostandosi da una parte all’altra del cielo ma sempre in direzione del Nord.

Malangen (Norvegia). Panorama ghiacciato. Foto: M. Franchini

Uno spettacolo veramente emozionante che ci ha fatto dimenticare di essere a -17°C, un freddo comunque meno intenso rispetto alle zone più interne lontane dal mare.

La notevole variabilità del tempo ci ha regalato anche nell’ultima sera una bella stellata che dopo un’oretta di attesa si è abbellita con le Luci del Nord. Il cielo molto limpido ci ha permesso di ammirare in dettaglio le evanescenti strutture di questo spettacolo. Pennacchi verdastri e rosse striature danzavano dietro agli alberi ricoperti dalla neve lasciando nelle macchine fotografiche e specialmente nei nostri occhi ricordi indelebili.

Maurizio