
Posso fidarmi di un’app per riconoscere i funghi?
Solo se pensi che lo smartphone sappia anche annusare, cambiare colore al taglio e osservare lamelle e volve. Spoiler: non lo sa fare.
E se mando la foto del fungo in un gruppo Facebook?
Riceverai decine di risposte, compresa quella di “zio Peppino” che confonde ancora i porcini con le patate (quando va bene). La tua sicurezza merita di meglio.
Ma un algoritmo non è più intelligente di me o del micologo dell’ASL?
Forse a scacchi. Nei boschi no: il fungo non gioca con i dati, gioca con la tua salute e c’è di mezzo la vita.
Se sbaglio, cosa può succedere?
Ti basta sapere che un errore in micologia non significa “pancia gonfia”, ma rischi molto più seri, tra cui decesso o dialisi a vita.
Chi devo consultare allora?
Un micologo. Quelli veri, con anni di studio, osservazioni sul campo e tanta pazienza per spiegarti che no, non tutti i funghi marroni sono commestibili.
Ma raccogliere funghi non è solo un hobby?
È un hobby, sì. Ma con regole chiare, conoscenze solide e tanto rispetto per la natura. Non è una partita a Pokémon: “acchiappali tutti” non vale nei boschi.
Cosa mi serve davvero per andare a funghi?
Scarponi, cestino, coltellino, e soprattutto cervello acceso. Il micologo, poi, è il vero “power-up” che ti salva la partita.
Posso chiedere a “mmiocuggino” la commestibiltà del fungo raccolto, magari in foto?
Solo se sei stufo di vivere.
Ricorda che tutti i funghi sono commestibili… una sola volta!
IMPORTANTE
In Italia, la normativa (L. 352/1993 e successive integrazioni) prevede che nei centri di controllo micologico delle ASL siano presenti micologi ufficialmente abilitati, iscritti a un apposito albo, UNICI AUTORIZZATI a dare pareri vincolanti sulla commestibilità dei funghi raccolti dai cittadini.
Quindi i social NO! NON VANNO BENE e nemmeno le app.
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